venerdì 25 gennaio 2008

quando le scuole erano bianche

Quando si è parlato di sperimentazione in riferimento alla scuola si è sempre fatto riferimento alla seconda lingua straniera, alle tre ore in più,... A mio avviso non c'è bisogno di più materie o di più compiti da fare a casa. C'è, invece, da mettere in uno stesso luogo le diverse facce della vita di una bambino o di un adolescente.

Gli spazi di una scuola impongono differenti usi: la scuola non può chiudere per essere riaperta alla mattina successiva ma deve sempre avere una funzione sociale; non deve essere solo il luogo dell'insegnamento e dei voti ma deve essere anche qualcosa di più gioioso.

E, a proposito di gioia e di giocattoli, non ho mai visto un giocattolo bianco. Ma quante scuole bianche ho visto.
La scuola dovrebbe essere quella che i pedagogisti chiamano una "casa gioiosa". Sembra assurdo ma l'emozione è emarginata, soprattutto negli spazi dei bambini. L'emozione ha invece un colore. Lo ha capito un bel pò di tempo fa chi si è pensato la Lego (acronimo che in danese significa "giocare bene"): il colore rappresenta la forma emotiva necessaria a far sì che quando un bambino passa davanti a una vetrina si inchiodi lì per vedere, immaginare e sognare.


Richard Rogers nella Minami Yamashiro school di Kyoto, terminata nel 2003, lo ha capito benissimo.


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